LA NAVATA SINISTRA
Scendendo dalla scala verso la navata sinistra, il primo altare che si incontra è quello dedicato alla Madonna della Neve. 
Su un elegante struttura secentesca è collocata la pala dipinta da Bernardo Castello nel 1610, e successivamente restaurata da Paolo Burnengo nel 1785. Opera dignitosa, ma non eccellente. Reca in sé i pregi ed i difetti di tutta la produzione artistica del Castello.
L'altare della visitazione, il secondo sulla navata sinistra, anche all'occhio di un profano appare molto diverso dagli altri. Una mensa a formato di parallelepipedo, tra due alti piedestalli decorati da palme, rose e gigli; ai lati le due colonne ed in alto timpano, triangolare e spezzato. Al centro un capolavoro del bassorilievo in marmo: La Visitazione.
L'altare era stato concesso alla famiglia savonese dei Siri nel 1636. Nel 1642 erano in corso i lavori per l'intelaiatura architettonica, mentre l'altorilievo in marmo arrivò a Savona solo nel 1665.
Ma l'altare fu veramente concepito e realizzato da Gian Lorenzo Bernini come la storiografia e la tradizione locale sembrano chiaramente indicare? Le vicende piuttosto complesse sono state solo da pochi anni definitivamente chiarite. Già nel 1938 lo storico Mezzana indicò nel Bernini l'autore della parte architettonica (modello e prototipo ne fu sicuramente l'altare Raimondi in San Pietro in Montorio a Roma) e in Fancelli, un allievo, l'autore dell'altorilievo. Più di recente nel 1990, le due studiose Fusconi e Mattiauda, hanno potuto stabilire con certezza che il disegno complessivo dell'altare (parte architettonica e rilievo) è dovuto al Bernini; il quale realizzò poi solo la prima, lasciando ad un suo allievo, Matteo Bonarelli di Lucca, la realizzazione della pala marmorea.
L'altorilievo è un opera veramente pregevole. Le figure della vergine e di Santa Elisabetta balzano nitide e purissime nella linea del marmo. La scena, malgrado il movimento delle figure, è piuttosto calma: si direbbe che qui il barocco è ancora in sordina. La purezza dei volti, soprattutto quello della Vergine, ha qualcosa che richiama la compostezza della più pura arte greca. Tutto il corpo della Madonna pare vibrare nella sua intatta verginità, di fronte al volto pensoso e scarno di Elisabetta che fiorisce nella gioia della tarda maternità. Tutto un gioco di luci ed ombre sembrano scherzare sui panneggi delle vesti abbondanti e pur compostamente raccolte, fino a placarsi nella diffusa e morbida luminosità del volto della Vergine, che costituisce il centro di tutta la composizione.
Il terzo altare, ricco di marmi preziosi distribuiti in una decorazione secentesca, reca una tela di Bernardo Castello, raffigurante il Presepio.
Il quadro, costruito su toni prevalentemente rossi, vive per l'abilità del disegno più che per la composizione delle masse. La luce tocca solo il primo piano e vi ha scarsa importanza. Potremmo ricordare qui che il Castello ebbe un fervido ammiratore in Gabriello Chiabrera, il massimo poeta savonese.
L'ultimo altare di questa navata sinistra reca una pala raffigurante l'Annunciazione. L'autore è Andrea Semino. Nel quadro il pittore esprime una buona tecnica del disegno, soprattutto in alcuni particolari, indulgendo però ad un certo manierismo come nel particolare dell'elaborato inginocchiatoio. Il colore assume tonalità singolari, non sempre spontanee, anche perché i protagonisti sono investiti da una luce, di cui non si vede bene quale sia la sorgente.
L'opera ha comunque una certa originalità nel complesso delle tele di ambito ligure presenti nel Santuario.
|