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LA CRIPTA

Non si può effettuare la visita della Chiesa senza scendere nella Cripta, che è il cuore del Santuario.

cripta E' difficile dire con sicurezza a chi debba attribuirsi il suo meraviglioso frontale. I libri dell'amministrazione dell'epoca parlano di un contratto, per una somma di Lire 160, stipulato nel 1557, con G. A. Sormano, figlio dell'Architetto. Di lui sappiamo che dopo aver lavorato molto a Roma, era stato chiamato a Madrid a prestare la sua opera di scultore per l'Escuriale di Filippo II. Certamente il disegno architettonico del frontale è il suo, come è sua la scelta dei motivi decorativi: e basterebbe la leggerezza delle linee, e la sapiente scelta coloristica dei marmi, per dire il gusto raffinato dell'artista.

Tre archi a tutto sesto, definiti da linee di marmo chiaro, spiccano sul buio di tre cancellate in ferro battuto che immettono nella Cripta. Sopra una ariosa balconata rinascimentale, chiude, in un gioco di chiaroscuri, l'armonia della composizione.

Ma ciò che attira di più l'occhio del visitatore è tutta una teoria di putti cantori e musicanti, distribuiti negli scomparti delimitati dai tre archi. Meravigliosi per grazia e potenza espressiva, modellati con sapienza e genialità creativa, su un modulo elegante e studiato di linee curve, che imprime un ritmo di volo - più che di movimento - a tutta la composizione, essi indicano senza dubbio la mano di un artista di valore. Il quale sarà forse stato lo stesso G. A. Sormano, ma potrebbe anche essere, come qualcuno ha pensato, quel G. B. Orsolino, col figlio Giovanni, che agli inizi del Seicento lavorava a Savona. A questa seconda ipotesi fa pensare l'impostazione movimentata della composizione ma soprattutto il panneggio svolazzante e mosso così vicino alla sensibilità barocca. BLa grande lapide argentea ricorda la solenne incoronazione della Sacra Effige, compiuta da Papa Pio VII il 10 maggio 1815.

 

 

LA SACRA STATUA

Entriamo nella Cripta: un piccolo sacello, raccolto nella penombra. La volta è decorata da stucchi dorati e da due pannelli anch'essi dorati, raffiguranti la SS. Trinità e la Vergine che benedice la città di Savona. A destra il Tabernacolo ed a sinistra un prezioso Crocifisso che risale al 1400. Attorno alcune vetrine con ex-voto, offerti alla Madonna dalla pietà secolare dei fedeli. In fondo quasi luminosa (nel suo candore), la statua della Madonna della Misericordia.

La statua fu commissionata nel 1560 ad un certo Orsolino, scultore di origine lombarda. Nel piedestallo della statua si legge la sigla O.F.O. preceduta dal nome Pietro, il che significa PIETRO ORSOLINO FECIT OPUS. Non può essere dunque, G. B. Orsolino, il probabile autore degli Angeli cantori del frontale, che nel 1560 non era ancora nato. E' invece probabile che sia suo padre, Pietro Orsolino. Del resto anche l'analisi stilistica della statua sta ad indicare una mano ben diversa.

Siamo ben lontani qui, dall'accesa sensibilità dello scultore dei putti del frontale. Nessuna ricerca di dinamismo: un senso di pace, di calma, quasi statica e grave. Il volto della Madonna, non bello, ma dolce e tanto materno, ha uno sguardo preoccupato, quasi triste. Il soggolo della veste così alto ed aderente, incornicia un volto di una maternità sofferente. I panneggi del vestito e del manto, aperto dal gesto misericordioso delle mani, non hanno nulla della leggerezza svolazzante e mossa e dei panneggi dei putti del frontale. Neppure le membra sono sempre ben proporzionate. Nonostante queste carenze tecniche e stilistiche nei confronti di un'arte provetta e smaliziata, quale fu quella del figlio Giambattista, la statua della Madonna ha un suo fascino di intima religiosità. E forse non è male che, proprio qui, dove posarono i piedi della Vergine e fu annunciata la misericordia gli uomini sentano più facile e spontaneo il richiamo alla preghiera che redime e che salva, anziché l'invito all'ammirazione di una forma di arte di grande qualità stilistica.

 

sito a cura di diana anna dellacasa dididella@fastwebnet.it