LA SPOGLIAZIONE NAPOLEONICA
Il tramonto del secolo XVIII doveva riservare anche al Santuario di Savona - come a tanti altri santuari e chiese d'Italia - una pagina dolorosa.
Nell'aprile del 1798 un Commissario del Governo Democratico Ligure -costituitosi in seguito al trionfo delle armi della Rivoluzione Francese - giungeva a Savona con l'ordine di spogliare tutte le chiese ed oratori di quanto possedevano di prezioso. Ad una ad una tutte le chiese della città e dei dintorni furono diligentemente saccheggiate: ed anche il Santuario dovette subire la stessa sorte.
"Vidi io più volte piangere i vecchi raccontando il sacrilego spoglio - scrive F. Martinengo nel Volume "Pio VII in Savona " - e come si portassero via insaccati alla peggio su carri da buoi, calici, candelieri, lampade, ostensori, collane e preziosissime corone, tutte insomma le ricchezze..."
Tra i preziosi asportati erano anche due corone d'oro, una tempestata di diamanti e pietre preziose, donata dal genovese Carlo Doria nel 1665, e l'altra offerta dal Capitolo Vaticano nel 1770.
L'indomani ed i giorni seguenti, si legge in una cronaca del tempo, moltissima folla accorse al Santuario: e nel vedere "quell'assassinio e la sacra statua rimasta con una semplice corona di rose, riempivano di lacrime e di grida il Santuario, ed i preti si faticavano inutilmente a mettere silenzio."
Ma la corona del Capitolo Vaticano ebbe una sua storia che vale la pena riferire.
Asportata con altri preziosi del Santuario in quella notte tempestosa, scrive il Noberasco, "per una lunga, orribile procella di vento, di fulmini e di grandine", essa fu deposta in una sala del Palazzo detto della Madonna (l'attuale Palazzo Gavotti in Piazza Chabrol a Savona). Al piano superiore di quello stesso palazzo abitava il notaio Girolamo Isnardi, con una sorella, Veronica, donna di profondi sentimenti religiosi. Salendo essa un giorno le scale per recarsi nella sua abitazione, vide socchiuso l'uscio di quella stanza e, vinta dalla curiosità, lo spinse leggermente: "Guardò attorno, vide alcune casse già inchiodate, e la in un angolo, un mucchio di ori e di argenti alla rinfusa, non ancora incassati, e fra di essi la corona... Vederla e sorgerle in mente il pensiero di salvarla dall'indegna rapina, fu un sol punto. In gran silenzio, sospendendo il respiro, s'avviò in punta di piedi a quel mucchio, dà di piglio alla corona, la nasconde sotto le vesti e sale in fretta a riporla in un angolo oscuro del solaio".
Fu appunto questa la corona, che rimontata all'imperiale e tempestata di perle preziose da un orafo genovese, doveva servire per la solenne incoronazione compiuta dal Papa Pio VII il 10 maggio 1815.
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